Il Comitato pari opportunità e l’ allarme carceri: l’ abuso della custodia cautelare – 10/6/2013

Posted on : 19 Febbraio 2016
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Nel pensiero comune carcerato è sinonimo di malfattore. Come negare che se pensiamo ad una persona rinchiusa in quattro mura sotto sotto generalizzando ci viene in mente il più classico dei “bhè, doveva pensarci prima?”. Il buon senso e la Costituzione italiana vorrebbe in effetti che in galera ci stia chi ha commesso un reato, ma in Italia il rapporto tra colpevolezza e carcerazione sembra in crisi. Esiste nel nostro paese l’ Istituto della custodia cautelare, quella che un tempo chiamavamo “carcerazione preventiva”. La sola giustificazione per tenere in carcere individui non ancora giudicati in sede processuale la cui colpevolezza non è dunque ancora stabilita è il rischio di reiterazione del reato, di fuga o di inquinamento delle prove, e in effetti quasi in tutta europa il dettame è rispettato. In Europa la percentuale media dei carcerati in attesa di giudizio è il 25%, in Italia il 43%, questo dato rappresenta una delle principali cause del superaffollamento dei nostri istituti detentivi. Quando però nel 2009 i giudici della Coorte Costituzionale hanno dichiarato illegittimo l’obbligo per il giudice di disporre la sola custodia cautelare in carcere per gli indiziati di omicidio volontario senza poter prendere in considerazione le altre misure detentive alternative, non mancarono reazioni indignate. E noi, come società civile, cosa ci rimettiamo?